Macro overview
«Parola d’ordine: resilienza»
Nel mese di giugno, gli Stati Uniti hanno continuato a confermarsi come il principale motore della crescita globale, con un’economia che rimane solida nonostante un lieve rallentamento rispetto ai ritmi molto sostenuti dei trimestri precedenti. I consumi delle famiglie si mantengono robusti grazie a un mercato del lavoro ancora dinamico e a salari in crescita reale, mentre anche gli investimenti delle imprese restano elevati, sostenuti soprattutto dalla domanda legata all’intelligenza artificiale, ai semiconduttori, alle infrastrutture digitali e ai processi di reshoring. Tuttavia, proprio questa resilienza rappresenta un elemento di cautela per la Federal Reserve, poiché una crescita superiore al potenziale rende più complesso il rientro dell’inflazione verso il target. Di conseguenza, la banca centrale mantiene un approccio prudente, lasciando intendere che i tassi rimarranno elevati più a lungo, in uno scenario di “higher for longer”.
In Eurozona si osserva invece un percorso di graduale normalizzazione. Dopo una fase prolungata di debolezza, soprattutto nel comparto manifatturiero, giugno ha mostrato segnali più incoraggianti. L’inflazione è in rallentamento, grazie in particolare al calo dei prezzi energetici e al miglioramento delle catene di approvvigionamento, con effetti positivi sul potere d’acquisto delle famiglie e sulla domanda interna. Anche il settore industriale inizia a dare segnali di ripresa, suggerendo un’uscita progressiva dalla fase recessiva del 2025, pur rimanendo evidente un divario rispetto alla maggiore dinamicità dell’economia americana.
Per quanto riguarda i mercati emergenti, il quadro è complessivamente favorevole, sostenuto dalla ripresa del commercio globale e dalla stabilizzazione dell’economia asiatica.
L’India si distingue per prospettive di crescita particolarmente solide, trainate da investimenti infrastrutturali e digitalizzazione, mentre Taiwan e Corea del Sud beneficiano della forte domanda globale di semiconduttori, confermando il ruolo centrale dell’Asia nelle nuove tecnologie.

Fonte: Edmond de Rothschild
Azioni
Rotazione settoriale
Nonostante fattori positivi come il memorandum d’intesa di pace tra Stati Uniti e Iran firmato a metà giugno e la conferma della solidità del ciclo di investimenti nel settore tecnologico, evidenziata dalle revisioni al rialzo delle stime sugli utili dei principali produttori di semiconduttori per memorie, i mercati globali hanno registrato un calo nel mese di giugno. Tale flessione è dovuta principalmente alla discesa dei maggiori titoli tecnologici e delle principali società cinesi. Nel corso del mese, oltre il 65% delle società dell’S&P 500 ha sovraperformato l’indice, a dimostrazione del fatto che, al di là delle società legate al tema AI, il mercato azionario statunitense è stato positivo per un ampio numero di settori. A testimonianza di questo ampliamento del mercato rialzista, l’indice delle small cap statunitensi è salito del 3,7% a giugno e del 22% dall’inizio del 2026, rispetto al -1,1% e al +10,% dell’S&P 500. In questo contesto, l’indice MSCI World — nel quale il mercato statunitense rappresenta oltre il 70% della capitalizzazione complessiva — ha registrato una flessione dello 0,7% nel mese di giugno. L’indice MSCI Emerging Markets, anch’esso esposto al settore tecnologico, ha sottoperformato con una perdita dell’1,4%. Solo cinque settori dell’MSCI World hanno chiuso il mese in positivo, mentre il comparto Energia ha registrato la performance peggiore. Le azioni giapponesi, sostenute dalla debolezza dello yen — che ha toccato un nuovo minimo contro il dollaro, un livello che non si vedeva dal 1986 — hanno sovraperformato, con il Nikkei 225 che ha registrato un rendimento mensile del 5.7%. In Europa, l’indice Euro Stoxx 50 ha sovraperformato grazie alla minore esposizione al settore tecnologico e all’impatto positivo del forte calo dei prezzi dell’energia sui costi di produzione delle aziende europee, che dipendono maggiormente dai prezzi energetici e si approvvigionano in misura superiore dall’area del Golfo rispetto alle loro controparti statunitensi. L’Euro Stoxx 50 è salito del 4,6%, trainato dai settori dei viaggi, finanziario e della distribuzione. Il più difensivo Swiss Performance Index è avanzato del 4,5%.
Obbligazioni
Tra canicola e disgelo
Giugno è stato un mese a due velocità per i mercati obbligazionari: nella prima parte i governativi hanno scontato ancora l'eredità del sell-off di maggio, con inflazione persistente e timori sui conti pubblici a tenere i rendimenti sui massimi pluriennali; nella seconda metà è prevalso un rientro, innescato dall'allentamento delle tensioni geopolitiche. L'evento del mese è stata la «prima» di Warsh: il 17 giugno il FOMC ha lasciato i tassi invariati all'unanimità (3,50%-3,75%), ma con tono marcatamente restrittivo. Il presidente della FED ha insistito sul mandato di stabilità dei prezzi, il dot plot è stato rivisto verso un possibile rialzo entro fine anno — ribaltando la previsione di un taglio di tre mesi prima — e le proiezioni sull'inflazione PCE di fine 2026 sono salite al 3,6% dal 2,7%. La reazione dei tassi è stata immediata sulla parte breve, con il biennale verso il 4,21% e il decennale intorno al 4,49%. Sul fronte europeo la BCE ha compiuto una mossa significativa: l'11 giugno ha alzato i tassi per la prima volta in quasi tre anni, portando il tasso sui depositi dal 2% al 2,25%. La decisione, spinta dall'inflazione importata dal conflitto in Medio Oriente, è stata accompagnata da proiezioni riviste al rialzo (headline al 3,0% nel 2026), dopo un balzo dei prezzi dell'area euro oltre il 3%, ai massimi dal 2023, con la componente core in accelerazione: Lagarde ha confermato l'abbandono della postura accomodante, irrigidendo l'intera curva dei governativi europei. Il fattore che ha invertito la rotta nella seconda parte del mese è stato l'allentamento della guerra tra Stati Uniti e Iran. Il memorandum d'intesa, con la riapertura dello Stretto di Hormuz, e la successiva tregua tra Israele e Hezbollah hanno rimosso lo shock di offerta energetica che alimentava le aspettative di inflazione: venuto meno il rischio di disancoraggio delle attese di lungo periodo, i rendimenti a lunga hanno ritracciato dai picchi, con il decennale sotto il 4,38% e il trentennale rientrato sotto il 5%. I rendimenti complessivi del comparto hanno così beneficiato del duplice sostegno di cedola e rientro dei tassi, mentre gli spread creditizi sono rimasti compressi (80-100 pb IG, 285-350 pb HY), a conferma di un rischio concentrato sulla componente tasso più che sul credito.
Forex
Cambio di guardia
A maggio il dollaro poggiava su due gambe: domanda rifugio e differenziale dei tassi. A giugno la prima è venuta meno con la de-escalation nello Stretto di Hormuz, eppure il Dollar Index ha guadagnato oltre il 2% nel mese, chiudendo intorno a 101,3 dopo aver toccato il 24 giugno i massimi da quindici mesi (~101,6): la miglior performance mensile dalla scorsa estate. Il testimone è passato per intero al differenziale dei tassi a due anni contro le curve G7. Alla sua prima riunione da Presidente della Fed, Kevin Warsh ha lasciato i Fed Funds fermi al 3,50–3,75%, ma ha cancellato dai «dot plot» l'ultimo taglio atteso per il 2026, rinviando ogni allentamento al biennio successivo; con l'inflazione headline risalita al 4,2% a maggio (massimo da aprile 2023), il mercato ha iniziato a scontare un possibile rialzo già in ottobre. Un irrigidimento che ha sopravanzato persino la BCE, la quale pure l'11 giugno ha alzato i tassi per la prima volta dal 2023 (deposito al 2,25%). Eppure l'euro è scivolato verso 1,14, sui minimi da un anno, e non per un solo motivo: il rialzo di Francoforte era atteso quasi al 100% e dunque già nei prezzi, mentre la stretta «verbale» della Fed è stata la vera sorpresa; e il differenziale resta di circa 150 pb a favore del biglietto verde, che 25 pb non colmano. Ma la ragione di fondo è la diversa natura dei due rialzi: la Fed stringe perché l'economia statunitense è solida, la BCE perché costretta a rincorrere un'inflazione «importata» dallo shock energetico mentre l'area euro ristagna (PIL - 0,2% nel primo trimestre, stime di crescita 2026 tagliate allo 0,8%). Il mercato premia chi è restrittivo per forza propria, non chi lo è con le spalle al muro: così lo stesso rialzo che avrebbe dovuto sostenere l'euro si è tradotto in un segnale di rischio per la crescita. Il caso limite resta lo yen, sprofondato oltre 162 — minimo dal 1986 — con Tokyo sospettata di essere intervenuta il 29 giugno. Il rimbalzo di sollievo atteso sulle valute più penalizzate dalla crisi è stato così soffocato sul nascere: a pagare il conto, oggi, è chi rende meno.
Materie Prime
La marmotta si è svegliata?
Il «giorno della marmotta» evocato il mese scorso sembra essersi finalmente interrotto. Il compromesso che attendevamo è arrivato: il Memorandum d'intesa di Islamabad, firmato il 17 giugno, ha introdotto un cessate-il-fuoco di 60 giorni, la riapertura dello Stretto, lo sminamento e deroghe alle sanzioni sull'Iran, liberando i barili rimasti intrappolati nel Golfo e riportando il greggio ai livelli pre-conflitto. Il Brent ha ceduto circa il 20% nel mese (verso 73 dollari) e il WTI circa il 19% (verso 70), per un trimestre in calo di oltre il 23%. È esattamente la «repentina correzione di breve termine» che paventavamo alla luce del posizionamento estremamente lungo dei CTA: il net long sul Brent è crollato a un minimo di quattro mesi (circa 253 mila contratti) e, secondo TD Securities, la liquidazione dei fondi sistematici è ormai in fase avanzata. La debolezza è stata trasversale — l'oro ha perso oltre l'11% (sotto i 4.000 dollari per la prima volta da novembre, complici Fed «falco» e dollaro forte), il rame circa il 5%, il gas europeo TTF è arretrato in area 41 €/MWh — e il Bloomberg Commodity Index si è di conseguenza allontanato dai massimi rivisitati a maggio. Attenzione, però: la tregua è fragile — Teheran ha già minacciato di richiudere lo Stretto a fine mese — mentre i temi strutturali di fondo, dal passaggio a un'economia «just-in-case» alla domanda legata all'AI, restano intatti. Il rischio, insomma, è che ogni settimana torni presto a somigliare alla precedente.
Dati di mercato

Fonte: BG Aequitum – Bloomberg – dati al 30.06.2026
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