Deepseek moment, atto secondo
L'S&P 500 ha chiuso l'ottava settimana consecutiva di rialzo, la serie più lunga dal 2023, con un recupero del 18% dai minimi di marzo. Ma sotto la superficie, la settimana ha raccontato una storia più complessa: il mercato azionario sale, ma il mercato obbligazionario sta mandando segnali di allarme sempre più difficili da ignorare. Il trentennale USA ha toccato il 5.18%, livello che non si vedeva dal 2007, e il due anni è salito al 4.12% dopo che i verbali della Fed hanno rivelato che la maggioranza dei membri ha avvertito che potrebbe essere necessario considerare un rialzo dei tassi se l'inflazione resta persistentemente sopra il target. Il mercato monetario prezza ora pienamente un rialzo nel 2026, un'inversione completa rispetto ai tagli attesi solo tre mesi fa. Kevin Warsh è stato ufficialmente insediato come nuovo presidente della Fed. Trump ha sottolineato di volerne rispettare l'indipendenza, ma il comitato che eredita è il più diviso degli ultimi anni.
La dinamica tra azioni e bond sta diventando il tema centrale: finché i rendimenti salivano moderatamente, il mercato azionario li ha assorbiti grazie alla forza degli utili. Ma il trentennale al 5% inizia a creare una competizione reale per le azioni, il premio al rischio azionario si sta comprimendo e, come ha osservato un survey di Bank of America, le allocazioni dei fund manager alle azioni sono ai massimi con il trade più affollato sui semiconduttori (73% long). Un segnale di posizionamento estremo che storicamente anticipa volatilità. Il mercato ha comunque retto, trainato da speranze di pace e risultati societari: Nvidia ha riportato una guidance a $91 miliardi (sopra le stime di $87 miliardi ma sotto le aspettative più aggressive), annunciando $80 miliardi di buyback. La reazione è stata tiepida, segno che dopo mesi di rally, il mercato chiede sempre di più per essere sorpreso. Il Dow Jones ha toccato nuovi massimi storici giovedì, e il manifatturiero USA è cresciuto al ritmo più forte in quattro anni, anche se in parte per accumulo preventivo di scorte.
Sul fronte Iran, la settimana ha oscillato tra speranza e frustrazione in un copione ormai familiare. Lo Stretto di Hormuz resta chiuso al traffico commerciale, l'Iran sta negoziando con l'Oman un sistema permanente di pedaggi per formalizzare il controllo del passaggio, e Trump ha detto che lo vuole «aperto e senza pedaggi». La NATO sta discutendo la possibilità di intervenire per riaprire lo Stretto se non sarà riaperto entro inizio luglio. Il WTI ha chiuso a $96.5, in calo rispetto ai $106 di inizio settimana ma ancora ben sopra i livelli pre-bellici. La fiducia dei consumatori USA è scesa a un nuovo minimo storico, con aspettative di inflazione a lungo termine in peggioramento. Il segnale più chiaro che lo shock energetico sta colpendo le famiglie anche se i dati aggregati reggono.
Il fatto che gli investitori abbiano aggiunto posizioni lunghe prima di un weekend lungo (Memorial Day) è di per sé un segnale di fiducia, o, come ha osservato un analista, di riluttanza a perdere un potenziale rally da dividendo di pace. Ma l'asimmetria dei rischi è ormai evidente: le azioni prezzano un accordo imminente, i bond prezzano un'inflazione persistente. Entrambi non possono avere ragione a lungo. Oro a $4.506/oz in ulteriore discesa (tassi reali in rialzo), Bitcoin a $75.840 in calo del 2.3%.
Curiosità della settimana
Downing Street, we have a (big) problem. Solo la metà dei giovani tra i 16 e i 24 anni nel Regno Unito risultava occupata con un lavoro retribuito alla fine dello scorso anno, secondo un'analisi dell'Institute for Fiscal Studies (IFS) che evidenzia la portata della crescente crisi occupazionale giovanile. Quasi un milione di giovani sono classificati come NEET (né impegnati nello studio, né nel lavoro, né in formazione). L'IFS attribuisce la crisi a tre fattori convergenti: l'aumento dei costi del lavoro, il peggioramento della salute mentale e la diffusione dell'intelligenza artificiale, che insieme rischiano di compromettere le prospettive di vita di centinaia di migliaia di giovani. Un problema che non è solo britannico: la combinazione di automazione, costo del lavoro e fragilità generazionale è una dinamica da monitorare in tutta Europa.
Senza reti e batterie. Negli ultimi dieci anni centinaia di milioni di pannelli solari sono stati installati in Europa, trasformando il solare nella principale fonte di energia durante i mesi estivi. Ma il sistema che la circonda non ha tenuto il passo. L'Europa produce più elettricità solare di quanta ne riesca a utilizzare: nelle giornate soleggiate i produttori sono sempre più costretti a spegnere gli impianti, una pratica nota come «curtailment», perché le reti non riescono a gestire l'eccesso di produzione. Record di generazione sono già stati battuti questa primavera in Germania, Regno Unito e Francia. Il risultato paradossale: nei prossimi mesi circa 40 terawattora di elettricità, sufficienti ad alimentare l'area metropolitana di Londra per un anno, potrebbero andare sprecati. La crescita della capacità sta rallentando, i rendimenti finanziari degli impianti diminuiscono e la transizione energetica si scontra con un collo di bottiglia infrastrutturale che nessuno ha risolto in tempo.
The Matrix? L'amministrazione Trump si prepara a lanciare un piano che potrebbe ridisegnare il panorama del mercato azionario americano. La SEC dovrebbe pubblicare a breve una «esenzione per l'innovazione» sulle azioni tokenizzate, creando un nuovo quadro per negoziare versioni digitali dei titoli finanziari. Con una mossa a sorpresa, la SEC sembrerebbe orientata a consentire la negoziazione di token che replicano azioni quotate senza il consenso delle società sottostanti, e senza necessariamente garantire diritto di voto o dividendi. Questi strumenti sarebbero negoziabili su piattaforme crypto decentralizzate, rappresentando una delle prove regolatorie più significative per verificare se il trading azionario possa trasferirsi su infrastrutture blockchain senza le tutele che regolano i mercati tradizionali. Le implicazioni per la struttura di mercato, dalla liquidità alla price discovery alla protezione degli investitori, sono potenzialmente enormi.
Sayonara, Treasuries. Gli investitori giapponesi hanno venduto il maggior ammontare di titoli di Stato americani degli ultimi quattro anni: $29.6 miliardi (4.670 miliardi di yen) nel primo trimestre, il livello più alto dal 2022. Il motivo è chiaro: lo shock petrolifero ha ribaltato le aspettative sulla Fed, passate da due tagli attesi a un possibile rialzo, rendendo i Treasury meno attraenti per chi deve coprire il rischio cambio. Come ha osservato Nomura, «le prospettive sono diventate altamente incerte, non solo in termini di posticipo dei tagli, ma anche rispetto alla possibilità che la prossima mossa sia un rialzo». In precedenza il mercato operava con l'ipotesi che i tagli sarebbero arrivati prima o poi, il che sosteneva gli acquisti soprattutto nei mortgage-backed securities. Quel presupposto è venuto meno. Un segnale importante: la base di acquirenti esteri dei Treasury, pilastro storico della sostenibilità del debito USA, non è più scontata, e ogni ulteriore rialzo dei rendimenti potrebbe accelerare questo disimpegno.
Grafici della settimana

Fonte: Bloomberg

Fonte: Bloomberg

Fonte: Bloomberg
Dati di mercato

Fonte: BG Aequitum –Bloomberg –dati al 22.05.2026
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