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Sebbene l’approccio Barbell sia stato ampiamente utilizzato negli anni dai gestori di portafogli obbligazionari globali, nel mondo azionario è stato, storicamente, molto meno applicato
BG Aequitum SA13 lug 20265 min read

La bussola settimanale 13.07

L'S&P 500 ha chiuso la seconda settimana consecutiva di guadagni avvicinandosi ai massimi storici, ma il percorso è stato tutt'altro che lineare: i semiconduttori hanno alternato crolli superiori al 4.5% e rimbalzi del 3%. Nemmeno il profitto record di Samsung martedì è bastato a placare i dubbi su concorrenza crescente, potenziale sovracapacità e ritorni degli investimenti miliardari. La domanda «siamo in una bolla AI?» dipende meno dalle valutazioni odierne e più dalla capacità dell'AI di trasformare la scarsità di oggi nell'abbondanza di domani, ovvero se gli utili straordinari attuali potranno durare. Il tema dominante, ormai, non è chi spende di più ma chi genera ritorni misurabili da quella spesa. Il mercato sta entrando in una fase più selettiva, con la leadership che si allarga oltre le megacap e una «rotazione dentro il tech» che diventa cruciale quanto quella tra settori.

Il fronte Iran è tornato ad accendersi dopo settimane di relativa calma. Il Tesoro USA ha revocato il waiver che permetteva la vendita di petrolio iraniano in risposta ad attacchi alle petroliere nello Stretto di Hormuz, e Trump ha dichiarato che il cessate il fuoco «potrebbe essere finito», con i militari americani impegnati in raid per due giorni consecutivi. Il Brent ha brevemente superato gli $80 prima di ritracciare. Ma la reazione del mercato è stata sorprendentemente contenuta: gli investitori hanno trattato l'escalation come «passeggera», scommettendo che l'economia possa assorbire lo shock e che né Washington né Teheran vogliano un conflitto prolungato, in quanto servirebbe un rialzo del petrolio ben più ampio e duraturo per alterare materialmente l'outlook.

Sul fronte macro e obbligazionario, il quadro resta delicato. I verbali della Fed di giugno hanno mostrato una crescente preoccupazione per l'inflazione proprio mentre i timori sul mercato del lavoro si attenuavano leggermente, con alcuni funzionari che intravvedono ragioni per un rialzo. I dati sul mercato del lavoro deboli e la riaccelerazione dell'inflazione da energia hanno aumentato le scommesse su un possibile rialzo Fed entro ottobre. Il segnale più eloquente è arrivato dal mercato del debito: l'asta del trentennale USA ha registrato il rendimento più alto in quasi due decenni, sottolineando come l'aumento dell'offerta di titoli stia costringendo gli investitori a chiedere rendimenti più elevati. S&P ha inoltre declassato Oracle al gradino più basso dell'investment grade, ai margini del territorio junk, per l'esplosione della spesa AI. Un promemoria che il capex sfrenato ha un costo anche sul fronte del credito.

Il grande protagonista internazionale della settimana è stato il debutto di SK Hynix a Wall Street: la quotazione da $28 miliardi è stata sottoscritta oltre sette volte, con gli ADR balzati del 13% sopra il prezzo d'offerta, a conferma dell'appetito ancora robusto per i nomi legati all'AI, nonostante la volatilità. Il mercato guarda ormai interamente alla earnings season, che parte la prossima settimana con le grandi banche. Il messaggio degli strateghi è unanime: le aspettative sono elevate ma concentrate in pochi settori ad alta visibilità, e le società dovranno più che battere le stime, servono margini che tengono, guidance solide e profittabilità diffusa che giustifichi le valutazioni elevate. Oro in consolidamento a $4.113/oz, Bitcoin stabile intorno ai $63.800. La corsa parabolica è finita; ora inizia la fase in cui contano i fondamentali, la selettività e la capacità di distinguere, come sempre, i segnali dal rumore.

 

Curiosità della settimana

Il Giappone chiama i capitali a casa. Le azioni giapponesi sono balzate di quasi il 2% e lo yen è risalito dai minimi di 40 anni dopo che il ministro delle Finanze Satsuki Katayama ha invitato i fondi pensione e le famiglie a spostare più asset verso i mercati domestici. Un maggior sostegno degli investitori interni allenterebbe la pressione sullo yen e sul debito sovrano. Il riferimento esplicito è al GPIF, il colossale fondo pensione statale che gestisce circa $1.800 miliardi con un portafoglio equamente diviso tra bond e azioni, domestici ed esteri (25% ciascuno). Il rimpatrio di capitali giapponesi, a lungo considerato dagli analisti «l'ingrediente mancante» per una piena rinascita dei mercati nipponici, potrebbe essere «l'impulso di cui lo yen ha bisogno per rafforzarsi».

DeepSeek progetta il proprio chip. Il campione nazionale cinese dell'AI sta sviluppando un proprio chip per l'inferenza, per dipendere meno da Nvidia e Huawei. Il progetto punta sulla fase in cui il modello risponde all'utente (meno costosa dell'addestramento) ed è ancora agli inizi. Ma progettare il chip è solo il primo ostacolo: le regole USA sull'export impediscono a fornitori come TSMC, Samsung e SK Hynix di fornire tecnologia controllata alla Cina senza approvazione americana, limitando l'accesso sia alla manifattura di frontiera sia alla memoria ad alta banda necessaria. DeepSeek si troverà inoltre a competere in patria con Huawei, Alibaba (modelli Qwen), Baidu (ERNIE) e persino Zhipu AI.

Private equity: il vincitore prende tutto. Il fundraising globale del private equity ha superato i $260 miliardi nel primo semestre 2026, in rotta per un +17% sull'anno, ma distribuiti sul minor numero di fondi in oltre un decennio. Solo 310 veicoli hanno chiuso la raccolta nei primi sei mesi (contro 830 nell'intero 2025), e i fondi sopra il miliardo hanno catturato oltre l'80% del capitale raccolto, la quota più alta di sempre. Il rovescio della medaglia: i piccoli operatori nati negli anni del denaro facile faticano a raccogliere, schiacciati dalla scarsità di distribuzioni agli investitori (che hanno ricevuto indietro meno capitale del normale). Il CEO di EQT ha previsto che entro un decennio l'80% dei gruppi di private capital potrebbe diventare «zombie firm», società che gestiscono investimenti esistenti ma non riescono a raccogliere nuovi fondi.

Nucleare: l'asse USA-Giappone-Corea. I capi della diplomazia di Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud hanno siglato un accordo trilaterale per collaborare sull'energia nucleare nell'Asia-Pacifico, con particolare attenzione ai reattori modulari di piccola taglia (SMR). L'obiettivo dichiarato: realizzare economie di scala, catalizzare investimenti privati e semplificare le licenze, offrendo ai partner regionali un'alternativa competitiva per soddisfare la crescente domanda energetica. Gli USA impegnano oltre $10 milioni nel programma «First» per il supporto tecnico e la creazione di un hub regionale di formazione. Un tassello che si inserisce nel grande tema strutturale del decennio: la fame di energia alimentata dall'AI e dai data center, che sta riportando il nucleare, e in particolare gli SMR, al centro delle strategie energetiche globali.

 

Grafici della settimana

Fonte Wall Street Horizon

Fonte: Bloomberg

Dati di mercato

Fonte: BG Aequitum – Bloomberg – dati al 13.07.2026

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