Macro overview
«Non è finita finché non è finita»
Tre mesi dopo…
Durante il primo trimestre del 2026, il PIL dell’Eurozona è cresciuto ad un tasso reale dello 0.8% anno su anno, inferiore al 1.2% registrato nel quarto trimestre del 2025. Se depurato dal dato irlandese che per ragioni tecniche è risultato estremamente volatile, la minor crescita è ancora piuttosto «contenuta» (1.10%). Ovviamente gli effetti del conflitto in MO sono stati catturati solo in parte ed infatti gli indicatori anticipatori mostrano una situazione in peggioramento. I dati preliminari (flash) dell’indagine PMI di maggio evidenziano come l’economia dell’area euro sta subendo un impatto sempre più importante dalla guerra. I dati dell’indagine lasciano presupporre un’economia dell’area euro potenzialmente destinata a contrarsi dello 0,2% nel secondo trimestre (Vedi grafico) . BCE in ascolto?
Diverso il discorso in USA. Nel Q1 2026 il PIL è cresciuto del +2,0% in accelerazione rispetto al +0,5% nel Q4 2025. La crescita è stata fortemente trainata dagli investimenti (capex), che hanno contribuito per circa +1,4 punti percentuali, cioè la maggior parte dell’espansione totale. In particolare, il capex è stato spinto soprattutto dagli investimenti in tecnologia e AI (hardware e software), mentre i consumi sono rimasti più deboli, segnalando una crescita concentrata in alcuni settori. E’ probabile però che questa situazione possa ripetersi anche nel prossimo trimestre.
Il problema negli USA rimane un’inflazione al di sopra del livello ideale identificato dalla FED (vedi secondo grafico). Di conseguenza il mercato, dopo aver azzerato le aspettative per politiche monetarie più accomandanti, sta ora flirtando con l’idea di possibili rialzi (una giravolta di 75bps circa). Non condividiamo per ora questa ipotesi aspettandoci piuttosto una, ragionevole, fase di attesa su questi livelli (inflation second-round effects?).

Fonte S&P

Fonte Kepler Cheuvreux
Azioni
Innamorarsi dei Chips
Nel mese di maggio il mercato azionario è rimasto saldamente guidato dalla narrazione sull'intelligenza artificiale, che ha ripreso il timone dopo un aprile già brillante. In questo contesto, sono soprattutto due forze convergenti a determinare l'andamento dei listini: da un lato il progressivo allentamento delle tensioni mediorientali, con i segnali di una tregua estesa tra Stati Uniti e Iran e la prospettiva di riapertura dello Stretto di Hormuz, che ha sgonfiato il premio al rischio geopolitico; dall'altro la conferma che il ciclo di capex sull'AI non solo regge ma accelera, alimentando una corsa concentrata su pochi grandi protagonisti; di conseguenza, lo scenario resta quello di indici ai massimi storici, con una volatilità in compressione, che riflette un mercato che guarda oltre il rumore geopolitico per concentrarsi sui fondamentali.
Guardando alle singole aree, la performance riflette un percorso differenziato: gli Stati Uniti hanno guidato il rialzo con l'S&P 500 a +5,3% e nuovi record, trainati dall’andamento del settore tecnologico, che ha messo a segno nel mese un +15%, e dal comparto dei consumer discretionary (+2.61%). I titoli energetici, invece, hanno sottoperformato, a causa delle news incoraggianti in Medio Oriente.
Spostando l’attenzione al Vecchio Continente, l'Europa è risultata complessivamente più tiepida, con l'Euro STOXX 50 a +3,9% e lo STOXX 600 a +3,2%, sostenuta da banche e distensione geopolitica ma penalizzata da una minore concentrazione tecnologica.
Nel Paesi Emergenti, maggio ha confermato un'impostazione costruttiva: il rally è stato trainato da pochi nomi legati alla supply chain dell’AI: TSMC, SK Hynix e Samsung. La spinta positiva resta tuttavia stretta, concentrata su poche aziende legate all’AI.
Materie Prime
«Ricomincio da capo» (o il giorno della marmotta)
Come diceva qualcuno recentemente, la situazione sta iniziando a somigliare molto al film «Ricomincio da capo», in cui ogni settimana per il mercato del petrolio è semplicemente la ripetizione della precedente. Da due mesi ormai, gli investitori cercano di prezzare un ritorno a uno scenario pre-crisi, per esser poi puntualmente smentiti. Questa situazione fa si che la volatilità si mantenga su livelli molto elevati. Indipendentemente dai futures, il mercato fisico continua a mostrare livelli di stress importanti e, francamente, pare meno fiducioso su una rapida soluzione e ad un ritorno alla «normalità». In questo senso basti guardare all’andamento dei prezzi dei prodotti distillati (vedi ad esempio i carburanti per aerei) con aumenti ben superiori a quelli del petrolio greggio. Non bisogna poi dimenticare che le riserve a livello mondiale stanno rapidamente diminuendo. Senza una risoluzione, il problema della consegna di petrolio e derivati resterà la principale preoccupazione.
Detto questo e in considerazione del posizionamento estremamente lungo Oil dei fondi CTA’s, un qualche tipo di compromesso potrebbe portare ad una repentina correzione di breve termine.
Come si diceva la scorsa volta, il comparto non vive di solo greggio. Le tematiche del passaggio di un’economia da just-in-time a un’economia just-in-case e la rivoluzione AI, restano valide tanto che il segmento, misurato tramite il Bloomberg Commodity Index, torna in prossimità dei sui massimi. Presumibilmente queste dinamiche difficilmente favoriranno un immediato rientro dell’inflazione al di sotto delle soglie desiderate.
Dati di mercato

Fonte: BG Aequitum – Bloomberg – dati al 29.05.2026
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