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Sebbene l’approccio Barbell sia stato ampiamente utilizzato negli anni dai gestori di portafogli obbligazionari globali, nel mondo azionario è stato, storicamente, molto meno applicato
BG Aequitum SA31 ago 20264 min read

La bussola settimanale 31.08

Nvidia dice sì, Warsh dice non ancora

La settimana è stata caratterizzata da due eventi che hanno testato il rally 2026: l’AI Trade e la politica monetaria. Nvidia ha confermato che la domanda di infrastruttura AI resta eccezionalmente forte, mentre Kevin Warsh, nel suo primo discorso da presidente della Fed a Jackson Hole, ha ricordato ai mercati che un boom tecnologico non elimina il problema dell'inflazione. Il mercato, dopo il suo intervento, ha iniziato a prezzare un rialzo a settembre con una probabilità di oltre il 55-60%. Paradossalmente, proprio questa credibilità ritrovata ha stabilizzato la parte lunga della curva americana. Sul fronte societario, Nvidia ha riportato numeri difficili da conciliare con qualsiasi tesi di rallentamento. I ricavi trimestrali hanno raggiunto $96,2 miliardi (+106% annuo) e una guidance di crescita di circa il 70% per il prossimo anno fiscale. Ma il dato più impressionante è la scala del ciclo: Nvidia stima che i primi cinque hyperscaler spenderanno quasi $800 miliardi nel 2026 e $1.300 miliardi nel 2027, con un backlog dell'industria cloud già oltre i $2.000 miliardi.

La conclusione strategica è meno binaria del dibattito «AI bubble vs AI boom»: l'AI continua a produrre crescita reale e utili, ma aumenta simultaneamente il fabbisogno mondiale di capitale, energia, data center e credito.

Sul fronte macro e geopolitico, il PCE di luglio ha ricordato perché la Fed non può abbassare la guardia: headline al 3,7% e core al 3,3%, entrambi invariati e ben sopra il target, con il PIL del secondo trimestre confermato a +1,5% annualizzato ma con consumi e investimenti più solidi del previsto. Sul fronte Iran, il Segretario al Tesoro Bessent ha lanciato una campagna di «D-Day economico», minacciando punizioni verso qualsiasi Paese che faccia affari con Teheran. Il petrolio ha comunque chiuso in netto calo (Brent -5% settimanale, sotto i $90) su indiscrezioni di un possibile accordo tra Iran e Oman sulla navigabilità dello Stretto.

L'Europa ha interrotto due settimane di ribassi, sostenuta da una dinamica fondamentale solida: gli utili del secondo trimestre sono cresciuti circa del 24%, il ritmo più elevato dal 2022, e le aspettative dell’istituto Ifo hanno toccato il massimo da febbraio 2022, confermando la ripresa industriale già vista nei PMI.

Il quadro internazionale conferma dinamiche divergenti. La Cina ha mostrato profitti industriali in crescita del 17,6% nei primi sette mesi, ma con una composizione eloquente: computer ed elettronica più che raddoppiati, metalli non ferrosi +91,8%, mentre l'automotive ha perso il 20,4% e i materiali da costruzione quasi il 50%. Non esiste più «la crescita cinese» come fenomeno omogeneo. Il Giappone ha rivelato di aver speso ¥15.400 miliardi (~$96,5 miliardi) tra il 30 luglio e il 26 agosto per sostenere lo yen, un ammontare record che conferma come la debolezza valutaria sia diventata una questione macroeconomica, non più un supporto agli esportatori.

In Svizzera, le aziende industriali lamentano lo svantaggio competitivo dei dazi USA rispetto ai concorrenti UE, significativo per macchinari e precision engineering. Curiosamente, alcuni investitori hanno iniziato a usare il franco come valuta di finanziamento alternativa allo yen per i carry trade, vista la minore probabilità di interventi improvvisi..

Curiosità della settimana

Il conto della guerra passa dai bond. Un'analisi del Financial Times quantifica un effetto collaterale poco discusso del conflitto con l'Iran: il rialzo dei rendimenti globali da febbraio è già costato ai paesi del G7 circa $16 miliardi di maggiori oneri finanziari sul debito sovrano, e la cifra potrebbe salire a $34 miliardi entro il primo trimestre 2027 se i tassi restassero su questi livelli. Quasi ogni emissione governativa, a ogni scadenza, tratta oggi a un rendimento superiore rispetto a febbraio. Gli USA pagano il conto più salato, circa $10,6 miliardi finora, potenzialmente $21,7 in più, ma sono colpiti anche i grandi importatori di energia come Regno Unito, Italia, Germania e Giappone, dove le aspettative d'inflazione sono salite dopo la chiusura di Hormuz.

«La Francia è la nuova Italia»Un ribaltamento storico che merita attenzione: il rendimento del BTP decennale italiano è rimasto per gran parte dell'estate al di sotto di quello dell'OAT francese. Alla domanda su quale sia l'anello debole d'Europa, osservano le principali case d’affari: «la maggior parte indica la Francia», definita «una tempesta perfetta» per la combinazione di rischio di crescita, politico e fiscale. I numeri raccontano la divergenza: il debito/PIL italiano è sceso dal 154% del 2020 al 139%, mentre quello francese è salito dal 114% al 117%; l'Italia registra un avanzo primario, la Francia un deficit oltre il 5% del PIL.

Il carosello del private equity. Il settore del PE globale, con $3.800 miliardi di asset invenduti e un periodo medio di detenzione salito a sette anni (da cinque nel 2010), fatica a restituire liquidità agli investitori. La risposta è una nuova ondata di ingegneria finanziaria: dopo i dividend recapitalization, prestiti NAV e fondi di continuazione, arrivano le operazioni di «structured equity», ovvero strumenti ibridi tra azione e debito (tipicamente preferred senza scadenza, con dividendi elevati e prioritari) che permettono ai fondi di estrarre cassa senza vendere le società né appesantirne il debito. Il problema che tutto questo cerca di mascherare è serio: le distribuzioni agli investitori hanno toccato il minimo storico lo scorso anno. Ma gli stessi investitori restano scettici: il 60% preferisce rendimenti di lungo periodo alla liquidità immediata.

 

Grafici della settimana

 

Immagine1

Fonte: Bloomberg

Immagine2

Fonte: FT

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Dati di mercato

 

Fonte: BG Aequitum – Bloomberg – dati al 31.08.2026

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