La settimana ha mostrato quanto sia fragile e volatile l'equilibrio del mercato in queste fasi di elevata incertezza. Il decennale USA ha chiuso a 4,99% (da 5,08% il 16 ottobre), con giovedì il miglior giorno per i Treasury da oltre un anno, quando il rifugio nei bond governativi ha prevalso sui timori inflazionistici.
A fine settimana è però tornato lo spettro del petrolio: il Brent ha chiuso a $116,72 (+6,2%), massimo da sei mesi, dopo gli attacchi Houthi in Arabia Saudita, l'evacuazione del quartier generale Aramco a Dhahran e un ottobre record per attacchi nello Stretto di Hormuz. Il WTI è salito a $103,3 (+4,3%). È uno shock di offerta, non di domanda: pesa sull'inflazione e insieme sui margini e sul reddito reale.
Sull'AI la settimana ha avuto due volti. Lunedì e martedì il rimbalzo dei semiconduttori è stato sostenuto da SpaceX (utile trimestrale di $4,4 miliardi contro $1,9 attesi) e da buone trimestrali (Tesla e IBM). Giovedì però il Nasdaq 100 ha perso il 2,9%, la peggiore seduta da giugno, e i semiconduttori in calo del -6,7%. Il detonatore è stato Meta: conti record, ma capex a $135 - 145 miliardi, impegni contrattuali saliti a circa $825 miliardi e primo flusso di cassa negativo in oltre dieci anni. Il mercato non dubita più dei ricavi, ma di chi finanzia il conto: gli spread corporate globali sono saliti a 129 punti base, massimo da maggio 2025, e l'High Yield USA a 327. L'S&P 500 ha chiuso a 7.624 (-0,47%), il Nasdaq Composite a 25.955 (-0,7%), mentre il Dow ha guadagnato lo 0,4%: la rotazione verso difensivi e settori ciclici ha attutito il colpo. Per quanto riguarda la Fed, nella riunione del 28 ottobre il mercato si attende una pausa, mentre il rialzo di dicembre resta l'ipotesi più probabile (tra il 70% e il 90% a seconda delle fonti). Pesano l'inflazione al 3,7% e il mercato del lavoro debole, con la fiducia del Michigan a 48,0 e le aspettative d'inflazione a un anno al 4,7%.
In Europa il punto critico è la Francia: l'OAT decennale ha superato il 5% per la prima volta dal 2002 (5,05% venerdì) e lo spread con il Bund è salito a 172 punti base, dopo disordini e stallo sul bilancio. Moody's ha confermato Aa3 con outlook negativo, rinviando il rischio ma non risolvendolo. Lo STOXX 600 ha perso oltre l'1% (635,8), con Kering -16,6%, Volvo Cars a minimi storici e Richemont -6,4%: la Cina è la causa della delusione sul lusso e sull'auto
In Asia la crescita cinese ha battuto le attese (PIL +4,5%, vendite al dettaglio +1,1%), ma il CSI 300 ha chiuso la settimana a -1,6%, con il -11% da inizio anno, perché un dato migliore riduce la probabilità di stimoli ampi, mentre gli investimenti immobiliari calano del 20,6%. L'oro ha ceduto oltre il 4% a $3.992, la peggiore settimana da giugno, per tassi reali e liquidità, con acquisti delle banche centrali e flussi nei fondi che restano positivi.
La settimana che entra
È una settimana in cui si decide molto. Il 28 ottobre la Fed dovrebbe confermare i tassi, e conteranno più lo split del voto e il linguaggio sul lavoro della decisione stessa. Il 29 arrivano BCE (pausa attesa, con attenzione a spread francesi e TPI), PIL USA del terzo trimestre (3,0% atteso) e PCE di settembre (core 3,1%). Il 30 tocca alla BoJ e ai PIL e CPI flash europei. Sul fronte societario riporta circa un terzo dello S&P 500, con Alphabet, Microsoft e Amazon: le indicazioni sul capex sono il dato singolo più importante per l'azionario globale. Il Brent oltre $115 e il voto israeliano del 27 sono i fattori di rischio geopolitico, mentre i midterm del 3 novembre si avvicinano.
Curiosità della settimana
l prossimo shock sulle materie prime non è il petrolio: è il rame
Mentre l'attenzione è tutta sul greggio, si sta formando una carenza strutturale di rame, il metallo che sta dietro a transizione energetica, data center e spesa militare. BloombergNEF prevede un «massiccio deficit di lungo periodo» a partire dal 2028, con un'offerta inferiore alla domanda dell'8% nel 2035 e del 44% nel 2050. Il nodo è il tempo: un data center si costruisce in sei mesi, una miniera richiede fino a 15 anni tra scoperta, permessi e produzione. Il prezzo del rame ha già toccato il record di $14.875 la tonnellata (+76% dal 2024), spinto anche dalla crisi di Hormuz, che ha ridotto le forniture di zolfo usato nell'estrazione, e dalle scorte accumulate in attesa dei dazi americani. Riteniamo che i grandi gruppi dell'AI pagheranno comunque qualunque cifra per costruire i data center, mentre a farne le spese sarà soprattutto il ritmo della transizione energetica nei Paesi emergenti.
OpenAI abbassa le pretese: «un tonfo» al posto del solito entusiasmo
OpenAI sta chiudendo un round da $30 miliardi a una valutazione di circa $1.250 miliardi, contro i $1.400 miliardi proposti poco prima ai clienti private di Morgan Stanley. È comunque quasi il +50% sugli $852 miliardi attuali, ma segna un passo indietro. Secondo il Financial Times, la domanda è stata più debole del solito e una fonte parla di «un tonfo» dove prima c'era una corsa. Pesano la stanchezza degli investitori dopo i round da $40 e $122 miliardi e la scelta di molti di attendere come verrà prezzata la quotazione di Anthropic. L'operazione fa da ponte verso la quotazione, attesa nel primo semestre 2027, e resta aperta fino al 30 ottobre. Come osserva un investitore, il mercato ha bisogno di una IPO solida, perché queste società hanno bisogno di finanziamenti: è lo stesso tema del finanziamento a debito dell'AI che abbiamo visto muovere i semiconduttori.
Apollo: per l'America fuori dalla tecnologia l'AI ha reso «zero»
Torsten Slok, capo economista di Apollo, mette in dubbio il ritorno economico dell'AI fuori dal settore tecnologico. Il ricavo per addetto cresce per i Magnifici Sette ma è piatto per le altre 493 società dell'S&P 500, e lo stesso vale per i margini, senza segnali di maggiore produttività. Le imprese tradizionali, sostiene, iniziano a vedere la spesa in AI come un centro di costo e non come una fonte di crescita. I numeri di contorno sono significativi: per Gartner più di $3.500 miliardi di investimenti in infrastrutture AI rischiano la svalutazione entro il 2030, e i ricavi attesi dai data center ($3.600 miliardi) coprono meno della metà dei $8.500 miliardi necessari a remunerare il capitale al 12%, un divario di $4.900 miliardi. Le IPO di Firmus Grid e Nscale, frenate dalle valutazioni, mostrano che il mercato comincia a chiedere i conti.
Il filo comune: la domanda di AI e di risorse resta fortissima, ma la questione non è più quanto crescerà, bensì chi paga e con quale ritorno. Una distinzione che il rame, i round di OpenAI e i conti dell'S&P 493 raccontano da angolazioni diverse.
Grafici della settimana
Fonte: BG Aequitum – Bloomberg – dati al 26.10.2026