La settimana ha segnato un passaggio di regime. Mercoledì la Fed ha alzato i tassi di 25 punti base al 3,75-4,00%, il primo rialzo in tre anni, con voto unanime: energia cara e inflazione persistente hanno convinto anche le colombe. Il dot plot indica un altro aumento entro fine anno e tassi fermi al 4,00-4,25% anche a fine 2027, eliminando la narrativa di una stretta rapidamente seguita da nuovi tagli. «Abbiamo rimosso una dose di accomodamento», ha spiegato Warsh. Il decennale USA ha toccato il 5%, massimo da quasi due decenni. Ma la vera notizia è la sincronizzazione globale della stretta: venerdì la Bank of Japan ha alzato all'1,25%, massimo da 31 anni, con Ueda che ha dichiarato che «la fase della politica monetaria è cambiata». Paradossalmente lo yen si è indebolito fino a 158, in quanto il mercato ha interpretato le parole del Governatore come accomodanti. La Bank of England ha dato sollievo ai Gilt rivedendo il piano di vendita dei titoli in bilancio. Il Brent si è avvicinato ai $110 prima di ripiegare a $104,87, con Hormuz ancora compromesso (giovedì appena quattro navi in transito contro una media di sedici). Sul fronte AI, lunedì i semiconduttori sono crollati del 5,9% dopo l'appello di Amodei a rallentare lo sviluppo dei modelli di frontiera, sostenuto da Altman e Musk, ma il mercato ha rapidamente riassorbito lo shock. Il tema di fondo è un altro: negli ultimi dodici mesi Alphabet, Amazon, Meta, Microsoft e Oracle hanno emesso circa $220 miliardi di debito per i data center, al punto da distorcere gli spread investment grade. È indigestione di mercato, non deterioramento fondamentale, ma cambia l'analisi: fino al 2025 il boom AI era crescita degli EPS, nel 2026 è contemporaneamente crescita degli EPS e crescita della domanda di capitale dagli investitori.
L'Europa ha ceduto lo 0,6% (STOXX 600 a 635,45), con auto e telecom in forte sottoperformance. Volkswagen -5,6% dopo aver tagliato l'outlook con €10 miliardi di oneri tra Porsche, ristrutturazione e debolezza cinese — un caso che sintetizza il problema europeo: la Cina è al tempo stesso mercato finale più debole e concorrente più aggressivo. Healthcare e assicurazioni più resilienti. La Cina conferma la sua dicotomia: produzione industriale +5,2% sopra le attese, ma vendite al dettaglio ferme a +0,4% e investimenti fissi-7,2%. Una Cina industriale che accelera su AI e robotica, e una Cina domestica ancora depressa.
La lettura della settimana resta risk-on selettivo, non risk-off. L'S&P 500 ha chiuso invariato e il Nasdaq ha guadagnato lo 0,7% con il decennale al 5%: una parte dell'equity americano produce ancora utili sufficienti ad assorbire un tasso di sconto ben più severo. Ma l’ampiezza si è deteriorata (Dow-1,7%, peggior settimana da marzo) e la leadership si restringe. Il punto centrale per i prossimi mesi è il rapporto tra ritorno sul capitale e costo del capitale: finché la crescita degli utili supera l'aumento del tasso di sconto, l'azionario può convivere con Treasury al 5%. Se invece petrolio, tassi reali e offerta di credito iniziassero a comprimere insieme margini e revisioni degli utili, sarebbe il segnale per un posizionamento più difensivo..
Fonte: BG Aequitum – Bloomberg – dati al 21.09.2026