La settimana ha segnato uno spartiacque per il trade che ha dominato l'intero 2026: l'indice dei semiconduttori è entrato ufficialmente in bear market, perdendo il 20% dai massimi toccati appena tre settimane fa e registrando la peggior settimana da aprile 2025. Il gruppo che aveva chiuso il miglior trimestre della storia è ora al centro di un ripensamento profondo. Il catalizzatore finale è arrivato venerdì da un modello AI inatteso della startup cinese Moonshot, che ha riacceso i timori in stile DeepSeek sull'economia del settore: se modelli competitivi possono essere costruiti a costi frazionali, quale ritorno giustifica i oltre $725 miliardi di capex che gli Hyperscaler americani spenderanno solo quest'anno? Nemmeno i numeri solidi hanno aiutato: TSMC ha riportato ricavi in crescita del 36% ma il titolo è stato punito per l'aumento delle previsioni di spesa, mentre Alphabet ha perso il 4.4% su indiscrezioni di ritardi di mesi nella consegna del suo modello AI di punta.
Sul fronte macro, però, la settimana ha portato due sorprese positive sull'inflazione. Il CPI di giugno è sceso per la prima volta in sei anni e l'indice core dei prezzi alla produzione è salito del 4.7% annuo, sotto le attese, grazie al calo dei costi energetici. Il risultato è stato immediato: gli investitori hanno azzerato le scommesse su un rialzo Fed a luglio spostandole a dicembre. Il nuovo presidente Kevin Warsh, nella sua prima testimonianza al Congresso, ha ribadito che la Fed «non ha tolleranza per l'inflazione elevata» senza però impegnarsi su una traiettoria, e ha respinto ogni ipotesi di ingerenza politica: «hanno scelto una persona indipendente per un lavoro indipendente».
Ed è proprio Hormuz il nodo che torna a stringersi. Trump ha annunciato la ripresa del blocco navale sulle navi iraniane e minacciato di imporre una tassa su tutto il carico in transito (proposta poi ritirata), mentre gli USA hanno intensificato i raid aerei promettendo di colpire «molto duramente». Il Brent ha superato gli $83 lunedì con un balzo dell'8.9% del WTI in una sola seduta, per poi oscillare tra $79 e $82, chiudendo comunque la settimana in rialzo. I rendimenti obbligazionari hanno riflesso questa tensione: il decennale USA intorno al 4.55-4.61%, il Bund tedesco al 3.13% e il Gilt britannico stabilmente sopra il 4.95%. In Giappone lo yen resta debole a 162 per dollaro, mentre i costi di finanziamento nipponici viaggiano ai massimi da trent'anni.
Sul fronte positivo, la earnings season bancaria è partita in modo brillante: JPMorgan ha registrato il profitto trimestrale più alto di sempre, Goldman Sachs ha polverizzato i propri record nel trading azionario ($7.42 miliardi), Morgan Stanley e Bank of America hanno anch'esse segnato record, e BlackRock ha visto gli asset toccare i $15.300 miliardi. Anche in Europa si registrano movimenti significativi: Intel investe €5 miliardi per espandere lo stabilimento irlandese, Uber acquisisce Delivery Hero per $14.8 miliardi valorizzando il gruppo tedesco, e Anthropic prepara una mega-IPO incontrando gli investitori. Il messaggio conclusivo dei maggiori investment strategist: il tema AI sta maturando, non rompendosi, una fase fisiologica in cui i cicli di investimento trasformativi evolvono. Come ha detto Citigroup, perché il rally si allarghi oltre il tech servono rotazioni, e le rotazioni, a volte, avvengono in modo violento.
Curiosità della settimana
L'Europa torna a correre sugli utili. Le società europee si apprestano a registrare la crescita degli utili più forte in tre anni: le stime aggregate per il secondo trimestre indicano un +11.5% per l'indice MSCI Europe, il dato migliore dal primo trimestre 2023. Gli analisti hanno continuato ad alzare le stime avvicinandosi alla stagione degli utili, e le revisioni europee hanno superato quelle americane a inizio luglio, azzerando un gap che durava da inizio 2025. Metà della crescita attesa viene dall'energia (le grandi aziende energetiche hanno beneficiato di tre mesi pieni di greggio elevato contro uno solo nel primo trimestre), ma il quadro è più ampio: banche favorite dai guadagni di produttività legati all'AI e dall'assenza di nuove svalutazioni sui crediti, così come l'intera catena AI-infrastrutture, da Infineon e STMicroelectronics a Siemens Energy e Schneider Electric. Il paradosso interessante, come osserva Morgan Stanley, è che proprio la scarsa esposizione europea ai semiconduttori sta diventando un vantaggio mentre gli investitori si preoccupano del trade AI americano. L'avvertenza: con valutazioni a circa 15 volte gli utili prospettici (contro una media ventennale di 13.4), l'asticella si è alzata e le delusioni verranno punite più duramente.
Gli insider vendono. Un segnale classico che merita attenzione: i dirigenti delle società americane hanno venduto $77.6 miliardi di azioni nel primo semestre 2026, +20% sull'anno precedente e il ritmo più intenso degli ultimi vent'anni dopo il solo 2021 (l'anno della liquidità pandemica). Sul lato opposto, gli acquisti sono fermi a $6.9 miliardi, appena sopra i minimi settennali. Gli insider restano riluttanti ad aumentare la propria esposizione azionaria personale, anche mentre i mercati continuano a salire. Non è un indicatore infallibile, i manager vendono per mille ragioni personali, ma quando chi conosce meglio le proprie aziende non è disposto a comprarne di più alle valutazioni correnti, vale la pena prenderne nota. Soprattutto in una fase in cui il mercato inizia a interrogarsi sull'eccesso di spesa AI e sulla prospettiva di nuova carta in arrivo dalle IPO del settore.
Small cap: broadening o «tech trade con gli steroidi»? Il Russell 2000 è salito del 20% da inizio anno, la miglior performance dal 2003, contro il +10% dell'S&P 500 e il misero +3% dei Magnificent Seven. Dopo uno dei periodi di sottoperformance più lunghi mai registrati, il testimone sembra essere passato, sostenuto dal «supercycle industriale» dell'AI (i quattro hyperscaler spenderanno circa $725 miliardi in infrastrutture quest'anno, +77% sul 2025), da un'economia resiliente e dai rimborsi fiscali del One Big Beautiful Bill Act che, secondo Société Générale, «hanno salvato il consumatore americano». I nomi più premiati sono fornitori della filiera semiconduttori (Ichor, Ultra Clean, entrambi oltre +300%). Ma l'interpretazione è tutt'altro che unanime: HSBC avverte che il rally è stato trainato in larga parte dalle società in perdita. Il Russell Microcap, dove oltre metà dei componenti è cronicamente non profittevole, ha fatto anche meglio (+25%). La distinzione conta: il Russell 2000 tratta a 29 volte gli utili, ma l'S&P 600, che esclude gran parte delle società in perdita, sta a circa 16 volte. Il broadening è reale, ma va cercato con il bisturi, non con la scure.
Grafici della settimana
Fonte: Bloomberg
Fonte Artificial Analysis
Fonte: FT
Fonte: BG Aequitum – Bloomberg – dati al 20.07.2026