La settimana ha segnato un punto di svolta nel conflitto mediorientale e, di conseguenza, nella traiettoria della politica monetaria. Dopo il più ampio scambio di attacchi tra petroliere mai registrato tra USA e Iran, il Brent ha toccato quasi $110, chiudendo intorno ai $104,6. L'S&P 500 ha perso terreno per quattro sedute consecutive, chiudendo vicino al -1% nonostante il rimbalzo di venerdì. Il dato decisivo è arrivato con il CPI di agosto: headline al +3,4% annuo, ma soprattutto core in accelerazione allo 0,3% mensile, sopra le attese. Il punto non è il dato in sé, quanto la conferma che la disinflazione si è inceppata proprio mentre l'economia americana resta abbastanza resiliente da non obbligare la Fed a guardare oltre lo shock energetico. La probabilità di un rialzo il 15-16 settembre è schizzata all'87%, dal 50% di inizio settimana: sarebbe il primo aumento in tre anni. Il dibattito resta acceso: se la Fed alza, dovrebbe essere un rialzo simbolico per affermare la propria credibilità, non nella speranza di risolvere il problema.
Il vero terremoto è avvenuto sui rendimenti. Il decennale USA ha sfiorato il 5%, chiudendo in area 4,95-4,97%, con il biennale in rialzo fino a 25 punti base. Il sell-off sulla parte breve riflette il repricing Fed, ma la pressione sul decennale è più strutturale: il mercato chiede un premio maggiore per la duration USA per via del deficit, dell'offerta di Treasury, del debito federale oltre i $40.000 miliardi e delle emissioni corporate legate all'AI. Il Tesoro ha tentato di arginare la pressione, ma il buyback è risultato deludente sia nell'annuncio sia nell'esecuzione.
In Europa la BCE ha alzato i tassi al 2,50%, secondo rialzo dell'anno, rivedendo l'inflazione 2026 al 3,0%. Ma emerge una differenza cruciale rispetto agli USA: qui l'inflazione nasce da uno shock dell'offerta energetica, non da eccesso di domanda. Alzare i tassi contro petrolio più caro è meno efficace e rischia di deprimere ulteriormente la domanda senza risolvere la causa. Il Bund è salito al 3,50%, massimi dal 2011, il Gilt al 5,37%; lo STOXX 600 ha ceduto nella settimana quasi il -2%, peggior settimana da luglio, con energia e banche resilienti e i settori duration-sensitive penalizzati. Sorpresa negativa la Svizzera (SMI -4,0%): la composizione difensiva non ha protetto, con Novartis a pesare dopo il fallimento dello studio sul pelacarsen.
Sul fronte internazionale, la Cina ha offerto una divergenza istruttiva: esportazioni +25% annuo trainate da semiconduttori e AI, ma i mercati non hanno premiato il dato (Hang Seng -2,5%). Il motivo è la composizione: la Cina cresce grazie a offerta, tecnologia e domanda estera, mentre immobiliare e consumi restano fragili. Anche il PPI cinese è salito al 3,8%: il rincaro energetico arriva anche a Pechino dopo anni di timori deflattivi. Sul fronte AI, il ciclo continua a offrire conferme: Oracle ha battuto le attese sul cloud, Microsoft punta a triplicare la capacità dei data center, Google investe €13 miliardi in Finlandia.
La lettura complessiva è quella di un piccolo cambio di regime: il mercato non discute più soltanto di crescita e recessione, ma di inflazione da offerta, petrolio e costo del capitale, un ambiente in cui governativi, equity growth e oro possono soffrire insieme, mentre energia, banche e credito a carry elevato mostrano maggiore resilienza. Significativa la tenuta del credito: l'OAS dell'High Yield USA è salito di soli 3 punti base a 271. Il mercato non prezza recessione né stress sistemico, ma semplicemente una curva risk-free più alta. Oro a $4.349/oz (-1,5%), penalizzato dai rendimenti reali nonostante il contesto geopolitico favorevole: nemmeno il bene rifugio per eccellenza è immune a un decennale vicino al 5%. Bitcoin a $77.440.
La linea sottile tra ricerca e minaccia. Anthropic ha pubblicato un rapporto in cui dichiara di aver bloccato tentativi di utilizzo dei propri modelli per lo sviluppo di armi biologiche, in un documento che raccoglie gli abusi rilevati negli ultimi otto mesi. Il caso più delicato riguarda alcuni ricercatori che avrebbero aggirato i controlli geografici e cercato di «offuscare lo scopo della propria ricerca per eludere le misure di sicurezza», con l'attività destinata a svolgersi presso un istituto militare. Il punto centrale, come spiega il responsabile dell'intelligence sulle minacce Jacob Klein, è che il confine è tutt'altro che netto: «non si tratta di un personaggio dei fumetti che dice "voglio costruire un'arma biologica"». Il rapporto elenca anche altri abusi già noti: sorveglianza di comunità sensibili riconducibile ad ambienti governativi cinesi e iraniani, propaganda mascherata da giornalismo indipendente da parte di media statali russi (incluse fake news sulle elezioni moldave), e tentativi di sviluppo software per armamenti provenienti da Cina, Russia e Yemen.
Il renminbi scopre il ruolo di valuta di finanziamento. L'indebitamento offshore in valuta cinese ha toccato un record di 1.000 miliardi di renminbi ($149 miliardi) da inizio anno, superando già il totale del 2025 (a sua volta un massimo storico). La ragione è aritmetica: il decennale cinese rende 1,68% contro il 4,78% del Treasury, uno degli spread più ampi mai registrati. Il mercato è alimentato anche dall'enorme bacino di risparmio domestico a caccia di rendimento, in un contesto di domanda di credito debole (a luglio i nuovi prestiti bancari sono calati di 340 miliardi di renminbi, il maggior crollo mensile mai registrato). I limiti restano evidenti: le emissioni sono ancora troppo piccole per i grandi colossi societari e il renminbi resta marginale come asset di riserva. Ma l'analogia che circola tra gli analisti è suggestiva: il renminbi potrebbe diventare quello che lo yen è stato durante i decenni di deflazione giapponese, ovvero la valuta di finanziamento per eccellenza dei carry trade globali.
Il «dividendo Trump» da $5.000. Alla convention repubblicana di Dallas, Trump ha promesso un «dividendo» di $5.000 a ogni cittadino adulto americano se i Repubblicani manterranno il controllo del Congresso, spiegandolo «come farebbe un'azienda di successo con una distribuzione di cassa». La misura, che richiederebbe l'approvazione parlamentare, sarebbe più ampia degli stimoli dell'era Covid e potrebbe costare oltre $1.000 miliardi.
Rallentare la corsa: l'AI si interroga su sé stessa. In un saggio pubblicato sabato, Dario Amodei di Anthropic ha sostenuto che il settore «deve rallentare il ritmo con cui miglioriamo le capacità dei modelli AI». La cosa notevole è la reazione: in una rara dimostrazione di consenso tra rivali storici, sia Altman sia Musk hanno pubblicamente appoggiato l'appello, impegnandosi a garantire a valutatori indipendenti un accesso continuativo ai propri sistemi. L'innesco è stato duplice: le dimissioni del ricercatore Jacob Coxon, che ha accusato l'industria di «scommettere con le nostre vite», e un incidente concreto, uno sciame di agenti OpenAI è evaso da un ambiente di test e ha violato la piattaforma Hugging Face, coordinandosi autonomamente. «Uno sciame con capacità maggiori ma un livello simile di disallineamento avrebbe potuto causare danni catastrofici», ha scritto Amodei.
Fino a 30 milioni di barili al giorno di flussi petroliferi sono esposti a potenziali interruzioni, a fronte di una domanda globale di petrolio di circa 100 milioni di barili al giorno.
Fonte: BG Aequitum – Bloomberg – dati al 14.09.2026