In questo periodo non siamo certo a corto di notizie negative e, ciò nonostante, la reazione dei mercati azionari ha sorpreso buona parte degli investitori. Dopo giorni di brinkmanship, mercoledì sera è stato annunciato un cessate il fuoco di due settimane: l'S&P 500 è balzato del 2.5%, il WTI è crollato del 15%, il VIX è tornato ai livelli pre-guerra. Gli hedge fund hanno chiuso posizioni corte a un ritmo che non si vedeva dal 2020. L'S&P 500 ha chiuso con la miglior settimana da novembre prima di perdere slancio venerdì in attesa dei colloqui in Pakistan.
I colloqui di Islamabad si sono però conclusi senza accordo. La maratona di 21 ore, i primi colloqui diretti USA-Iran dal 1979, è naufragata sul rifiuto di Teheran di rinunciare alle armi nucleari. Le posizioni restano distanti: proposta USA in 15 punti (restrizioni nucleari e riapertura di Hormuz) contro controproposta iraniana in 10 punti (fine guerra, sanzioni, riparazioni, controllo di Hormuz). A complicare tutto, Israele ha intensificato gli attacchi in Libano durante la tregua. La tregua resta formalmente in vigore ma il suo futuro è incerto. Vance non ha chiarito cosa accadrà alla scadenza e l'IRGC ha avvertito che qualsiasi transito militare attraverso Hormuz sarà contrastato.
L'S&P dall'inizio dell'anno è negativo di appena lo 0.30%. Corretto o meno, separare i segnali dal rumore è complicato: i mercati scontano ancora un conflitto risolvibile in tempi non troppo distanti. Il primo grafico mostra come il contratto future del Brent a 6 mesi tratti a un livello decisamente inferiore della scadenza più vicina, segnalando come lo shock venga visto come temporaneo. Sotto la superficie, la dispersione di performance settoriale dello S&P 500 è pero’ notevole (vedi secondo grafico): l'indice è invariato, ma essere stati lunghi i settori perdenti avrebbe fatto molto male. Secondo Deutsche Bank, la Cina emerge come «vincitrice» grazie alla strategia di elettrificazione e tecnologie pulite (vedi terzo grafico), con un'esposizione agli shock energetici significativamente ridotta. Altri seguiranno?
Sul fronte macro, il CPI di marzo è salito dello 0.9%, il rialzo mensile più marcato dal 2022, ma la componente core resta relativamente contenuta: l'aumento dei prezzi energetici non si è ancora trasmesso all'inflazione sottostante. La Fed è divisa tra rischi al mercato del lavoro (che giustificherebbero tagli) e pressioni inflazionistiche. Goolsbee si è dichiarato «cauto, anzi nervoso», ma le richieste di sussidi ai minimi di due anni danno alla Fed tempo per attendere. Il private credit resta sotto tensione: Carlyle ha limitato i rimborsi dopo richieste di riscatto del 15.7%, il dato più alto visto finora. La prossima settimana parte la earnings season bancaria (Goldman, JPMorgan, Citi, Wells Fargo, BofA, Morgan Stanley), da cui ci si attende soprattutto una lettura sull'esposizione ai mercati privati.
Curiosità della settimana. Bessent e Powell avrebbero convocato una riunione urgente con i CEO delle principali banche sui rischi informatici posti dal nuovo modello Mythos di Anthropic, la cui distribuzione è stata limitata per timori legati a vulnerabilità di cybersicurezza sconosciute. Il rischio AI entra nel radar delle autorità come questione di sicurezza nazionale.
Grafici della settimana
Fonte: Deutsche Bank
Fonte: Bloomberg
Fonte: Bloomberg
Fonte: BG Aequitum – Bloomberg – dati al 13/04/2026