Luglio si è chiuso con un paradosso che riassume l'intero mese: l'S&P 500 ha registrato un modesto guadagno settimanale, ma, come hanno osservato diversi investment strategist, «la variazione a livello di indice non riflette minimamente la massiccia volatilità avvenuta sotto la superficie». La settimana ha condensato ogni tema del 2026 in cinque sedute: dalla rotazione fuori dai chip (con l'S&P 500 equal-weighted ai massimi storici, segno di un rally che si allarga), al selloff post-Fed, fino al rimbalzo finale trainato da Microsoft e Amazon. Il vero spartiacque della settimana è stata la riunione della Fed, la prima veramente decisiva sotto la guida di Kevin Warsh. La banca centrale ha lasciato i tassi invariati nonostante la risalita del petrolio e l'inflazione persistentemente sopra target. Warsh ha ribadito l'impegno contro l'inflazione senza però fornire forward guidance. Tre funzionari hanno dissentito, avvertendo che attendere troppo per agire contro l'inflazione potrebbe imporre mosse più aggressive in seguito. Sul fronte AI e utili, la settimana ha offerto un test decisivo per le megacap, con esito nettamente migliore di quanto temuto dopo la débâcle di Alphabet. Microsoft è balzata del 16%, con il cloud in crescita al ritmo più forte in quattro anni. Amazon ha accelerato per il quinto trimestre consecutivo nel cloud, mentre Apple ha deluso su Cina e servizi. Meta ha dato una guidance debole, ma ha rivelato di aver già impegnato quasi $700 miliardi in spesa futura per l'AI. Gli utili, ancora una volta, sono stati solidi, circa l'85% delle società ha battuto le stime, ma il posizionamento affollato degli investitori sull’AI e la leva nel settore amplificano ogni movimento. Nel frattempo emergono segnali di stress finanziario: il CDS di Nvidia è schizzato in mezzo a una raffica di deal AI per oltre $750 miliardi, e ASML è crollata su indiscrezioni di un concorrente cinese state-backed nei macchinari per chip.
Anche l'Europa vive la stessa tensione di fondo, con una sfumatura tutta sua. Lo STOXX Europe 600 ha toccato un nuovo massimo storico venerdì sostenuto dagli utili, ma con dispersione elevatissima: Universal Music ha perso oltre il 25%, mentre energia e finanziari hanno sovraperformato. Il nodo macro è l'inflazione: quella dell'Eurozona è risalita dal 2,8% di giugno al 2,9% di luglio, trainata dall'energia (+10,0% annuo). La BCE, dopo il rialzo di giugno, ha lasciato i tassi invariati il 23 luglio, ribadendo che lo shock energetico resta «altamente incerto» e che il suo impatto completo sull'inflazione deve ancora emergere. È il paradosso europeo che raccontiamo da settimane: un miglioramento degli utili in presenza di una politica monetaria percepita più restrittiva. In generale, le azioni europee continuano a beneficiare di valutazioni inferiori rispetto agli USA e di una minore concentrazione dell'indice, ovvero le due ragioni strutturali che alimentano la grande rotazione geografica di cui parliamo da mesi.
Oro a $4.046/oz, Bitcoin sceso a $62.930. Luglio ha insegnato che, sotto una superficie apparentemente calma, le correnti possono essere violentissime.
Operazione yen: Washington e Tokyo insieme dopo trent'anni. Un evento storico sui mercati valutari: venerdì il Tesoro USA è intervenuto per sostenere lo yen, la prima volta in quasi trent'anni che Washington e Tokyo uniscono le forze con acquisti diretti della valuta giapponese. La Fed di New York ha venduto euro per comprare yen tramite Goldman Sachs e Morgan Stanley, dopo che il 23 luglio la divisa aveva toccato il livello più debole dal 1986 (verso quota ¥164). L'intervento americano, il primo dal 1998, si è affiancato a quello, ben più massiccio, delle autorità giapponesi (stimato in circa ¥8.450 miliardi, ~$52.8 miliardi giovedì). Le cause della debolezza dello yen sono quelle che seguiamo da mesi: petrolio in rialzo, i dubbi sulla sostenibilità dello stimolo fiscale della premier Takaichi, e una BoJ percepita come troppo lenta. Ueda, mantenendo i tassi all'1%, ha promesso di non «restare behind the curve» e di poter accelerare i rialzi (il mercato prezza ora un ~40% di probabilità di aumento a settembre).
Il «Nostradamus dell'AI» e la fragilità della leva. Una parabola che condensa l'intero spirito di questo mercato. Leopold Aschenbrenner, 24enne ex ricercatore di OpenAI senza alcuna esperienza di trading, aveva costruito in due anni un hedge fund da $24 miliardi, Situational Awareness, con guadagni stratosferici: +439% nei soli primi sei mesi dell'anno, +1.551% dalla fondazione. Poi il selloff AI delle ultime settimane lo ha travolto: le sue scommesse a leva sui vincitori dell'AI (Bloom Energy, Sandisk, crollate ~40% da fine giugno) si sono rivoltate contro. Mercoledì notte, dopo che i banchieri avevano ripetutamente chiesto margini aggiuntivi, Aschenbrenner ha ceduto gran parte del portafoglio a Ken Griffin di Citadel in una delle transazioni azionarie più grandi e improvvise della storia di Wall Street (battendo Millennium e Jane Street). La lezione è antica e sempre attuale: nei mercati euforici, la leva trasforma il genio in fragilità, e «non saltare in aria è il compito numero uno».
Oro: le banche centrali reggono il fronte. Secondo l'ultimo aggiornamento del World Gold Council, nel secondo trimestre le banche centrali sono state l'unico grande acquirente ad aumentare le posizioni in oro, mentre la domanda complessiva è scesa durante la brusca correzione del metallo. Ad ogni modo, sommando lingotti, monete ed ETF, i deflussi hanno superato gli acquisti ufficiali, segnalando un raffreddamento generalizzato verso il metallo, nonostante la corsa dall'inizio della guerra USA-Iran. Il paradosso che seguiamo da mesi si conferma: sebbene i molteplici tentativi di pace e le oscillazioni del petrolio, l'oro è rimasto sotto pressione perché i timori inflazionistici alimentano le scommesse su una Fed più restrittiva e i rendimenti a lunga in rialzo sono un vento contrario per un asset che non paga cedole.
Fonte: Bloomberg
Fonte: BG Aequitum – Bloomberg – dati al 31.07.2026